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martedì 23 luglio 2013

Elezione del Presidente della Repubblica italiana 2013

L'elezione del Presidente della Repubblica del 2013, il successore di Giorgio Napolitano, per il contesto politico in cui avviene diventa un fatto nuovo. Il successore però non lo è.
Già questo sembra un paradosso tutto da decifrare, ma è la cifra dei tempi che stiamo vivendo. Parola d'ordine: sovversione delle regole.

Si è giunti all'elezione del Presidente della Repubblica a ridosso, poco dopo, della competizione elettorale politica che ha rinnovato il Parlamento. Competizione caratterizzata da una dilagante perdita di consensi generalizzata, cresce chi intercetta e canalizza il dissenso da qualsiasi provenienza.


Questo ha determinato un diffuso senso di incertezza negli ambienti politici ed istituzionali. E' evidente la sofferenza non solo delle alte cariche (Presidente, Governo, Parlamento) ma  anche degli apparati istituzionali (funzionari degli uffici già citati e delle segreterie di partito che contano sempre meno se manca un consenso solido in strada tra la gente). Questo è il segno della debolezza istituzionale di oggi in Italia.


Ma l'incertezza proviene anche dal contesto generale italiano, la politica (che dovrebbe governare le dinamiche gestionali della nazione) è in seria difficoltà sia per mancanza di capacità specifiche ma anche perché travolta da scandali ruberie che dimostrano la spiccata attenzione dei politici verso 'i propri affari' e l'assoluta indifferenza verso il governo del Paese. Accanto alle ruberie della politica viaggia in parallelo lo sfascio economico e produttivo dell'Italia. Parrebbe naturale mettere in relazione i due fatti eppure nessuno in nessuna trasmissione televisiva in nessuna intervista a politici fa questa osservazione: la crisi economica e produttiva italiana è in diretta relazione con l'eccessivo assorbimento di risorse economiche pubbliche della politica nel senso più ampio del suo funzionamento?


La gente, che sarebbero poi gli elettori, è disorientata e furiosa di fronte all'evidenza proposta ogni giorno da notizie di indagini e condanne giudiziarie di politici ed affaristi che gravitano intorno alla galassia politica-istituzionale. E' ormai chiaro agli elettori che 
la politica dimostri totale indifferenza del verso le necessità della nazione e contemporaneamente tenta di innalzare ulteriori protezioni degli apparati istituzionali verso il giudizio degli elettori e dei giudici.

Del resto questo fenomeno era già apparso in dimensioni più ridotte circoscritto agli 'affaire' personali di Berlusconi supportato dalla sua compagnia di protezione caligolesca.

Ma ora questo fenomeno oggi viene adottato da tutti i settori politico-istituzionali senza preoccuparsi neanche di nasconderlo 'ubi major' cioè la salvaguardia dei privilegi medievali che la politica gode.

Questo lo scenario complessivo in cui avvengono i fatti di cui tratto.

La premessa per inserire in un contesto organico le fasi successive.

Accompagnati da incredulità ed incertezza gli italiani partecipano prima alle elezioni politiche e poi assistono con partecipazione agli esiti degli scrutini.

Le urne questa volta restituiscono un esito più vicino alla realtà che si percepisce nel Paese.

L'esito ufficiale dello scrutinio restituisce un po' di fiducia agli italiani, ma le incognite successive sono il nuovo Parlamento il nuovo Governo i Presidenti di Camera e Senato ed infine il Presidente della Repubblica. Certo non roba di poco conto.


Un evento davvero strano, la Costituzione prevede il semestre bianco cioè un periodo di sei mesi precedenti la scadenza del mandato del Presidente in cui la figura istituzionale del Presidente è limitata a ruoli di rappresentanza, in questa fase Giorgio Napolitano attraverso gli organi di stampa dice che non si dimette.
Esternazione stranissima, perché dovrebbe dimettersi?
Tra l'altro mancano meno di sei mesi alla fine del suo mandato.

Ma siamo in Italia e tra ciò che davvero dice Giorgio Napolitano e ciò che scrivono gli organi di informazione non sempre c'è stretta aderenza. Ed allora a chi interessa che Napolitano dica o gli si attribuisca di aver detto una frase apparentemente così incomprensibile?

In realtà Giorgio Napolitano ormai ottantottenne è stanco e vorrebbe ritirarsi a vita privata ma è perfettamente cosciente del rischio che corre l'Italia in una fase di rinnovo istituzionale se manca anche la figura principale.


Ma tra il desiderio dell'uomo anziano e l'impegno dell'uomo delle istituzioni è difficile capire quale prevarrà dovendo per forza decidere su una sola scelta.

I nodi da sciogliere prima di arrivare all'elezione del successivo presidente della repubblica stanno nel precario equilibrio dato dalle urne.


Il Parlamento è risultato composto al 99% da tre forze politiche, tutte e tre quasi in pari quote, PD PdL e M5S. La grande incognita e forse il grosso ostacolo a probabili accordi inverosimili è proprio il M5S che più volte ha dichiarato di non volersi alleare né con PD né con PdL e con il 30% non può neanche aspirare a formare da solo il governo. Bisogna aggiungere che il M5S è l'unico gruppo parlamentare che dimostra estrema coerenza con i loro principi annunciati PD e PdL che fino  pochi giorni prima giuravano di non allearsi oggi sono spergiuri insieme al governo col Prof Monti altro gruppo minoritario. 


Prima ancora bisogna nominare i presidenti di Camera e Senato.


Napolitano eleggerà alla fine Boldrini alla Camera SEL (forza minoritaria della principale coalizione) e Grasso PD al Senato.


L'Articolo 84 della Costituzione recita:

'Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d'età e goda dei diritti civili e politici.'

Ma le candidature che circolano 
di PD e PdL riguardano principalmente personalità politiche ultra settantenni.

M5S invece fa scegliere i candidati ai suoi simpatizzanti attraverso un sondaggio on line e redige una lista di nomi in base alle preferenze ottenute.

Il principio è quello della democrazia partecipata aperta ad ogni cittadino italiano, anche se questo sistema non garantisce la certezza dello status di ogni partecipante (internet è un luogo senza confini, un luogo virtuale, in cui facilmente si possono alterare opinioni sondaggi, ma ha il pregio di non essere facilmente governabile quindi da questo punto di vista un luogo dove la libertà può essere praticata senza condizionamenti, più o meno questo il ragionamento del M5S.
Propone personalità di rilievo ma lontane dalle frequentazioni politiche come Ovadia Strada Fo alla fine dopo i dinieghi dei primi accetta di candidarsi Rodotà. Ma non finirà in un idillio.

I partiti ancora una volta non hanno capito o sanno benissimo che per tenere saldo il consenso forse avrebbero fatto bene a candidare alla presidenza della Repubblica una personalità staccata dalla politica perché non avrebbe comportato limitazioni alle loro mire di cariche istituzionali operative e le loro dinamiche di potere, inoltre avrebbe calmierato l'ostilità dell'opinione pubblica dandole ciò che si aspettava. Ma appunto non lo hanno capito.


Il distacco tra politica e mondo reale è netta ormai e si sa, ma la politica non si cura di non darlo a vedere pensa ai propri equilibri di potere più che alla nazione.


Si avviano le elezioni ed a Rodotà proposto dal M5S il PD contrappone Marini, le prime votazioni non sortiscono esiti utili e non si capisce perché il PD non sostenga Rodotà visto che in passato è stato nettamente schierato a sinistra.


Dopo due giorni di scrutini inutili senza vincitori i capi di partito Alfano e Bersani si recano da Napolitano per chiedere di valutare l'opzione di un suo secondo mandato.


Napolitano si prende qualche ora di tempo per riflettere e in extremis accetta. Ma pare abbia posto delle condizioni ai partiti prima di accettare il secondo mandato.


Probabilmente ha chiesto garanzie a tutti di giungere in tempi rapidi a provvedimenti essenziali e più urgenti.

Forse raggiunti gli obiettivi più importanti egli rassegnerebbe le dimissioni e si aprirebbe una nuova corsa alla Presidenza della Repubblica.

Essendo appena eletto rientra nei suoi pieni poteri, compreso quello di sciogliere le camere quindi il suo veto ha un peso politico anche per il prossimo governo che dovrà formarsi.


Appena eletto Napolitano convoca le forze politiche e da mandato a Bersani, esponente della coalizione vincente di esplorare le possibilità in campo per la formazione di un nuovo governo.

Bersani avvia le consultazioni, ma da subito si capisce che non sono in discesa, i colloqui con i partiti non hanno esiti confortanti.

Il colpo più duro a Bersani è inferto, ironia della sorte, da uno streaming, quello dei colloqui con il M5S. Ironia della sorte perchè il PD è stato uno dei pochi partiti ad adeguarsi e bene all'uso dei nuovi media (web tv, dirette degli eventi con la base, sito web ecc) ma non si è posto nella giusta condizione nei confronti dei suoi elettori, i vertici sono rimasti sul piedistallo a parlare di aria fritta incapaci di proporre soluzioni concrete attuabili.

In una settimana Bersani tenta ma non riesce a mettere in piedi i numeri perché tra tutti i difetti che ha un merito gli va riconosciuto, per coerenza non ha ritenuto di allearsi con il PdL questo più l'incapacità di dialogo con il M5S (unica altra forza alternativa per formare il Governo) determinano che torni da Napolitano e rimetta il mandato nelle sue mani.

Così avviene e Napolitano in breve da incarico ad Enrico Letta di fare un nuovo giro esplorativo per formare il governo, ma qui va necessariamente messa una pausa al racconto e considerare che il PD in questi stessi giorni deve eleggere il presidente del partito perché Bersani rimesso il mandato annuncia anche di lasciare la carica di partito.
Nel PD si auto puniscono questo ormai è noto, oltre che un comportamento etico da apprezzare.

Enrico Letta ovviamente accetta e inizia subito le consultazioni, accetta lo streaming con il M5S ma non brilla si limita a restare vago non convince, infatti M5S una delle tre forze politiche con lo stesso peso delle altre due resta fuori dal governo.

Letta riesce dove la correttezza e la coerenza di Bersani avevano difettato, mette in piedi un governo con PD PdL e Monti, del resto era prevedibile, per come la vedo io forma il governo un gruppo politico che alle elezioni non ha vinto, ma nessuno protesta ed il governo Letta si insedia.

Certo con queste premesse da questo governo c'è poco da attendersi provvedimenti seri, si tratta di persone che inseguono la carica istituzionale per poterla scrivere negli annali del blasone di famiglia non certo perché guidati da fremente voglia di agire pensando al bene di tutti gli italiani. Non sono mie convinzioni queste ma la distanza tra i giochi istituzionali da cerimoniale e la situazione economica e lavorativa dell'Italia ad affermarlo, in pochi mesi né Governo né Parlamento hanno considerato di iniziare ad elaborare la riforma della legge elettorale, provvedimenti economici non ne sono stati emanati a parte quelli che rinviano a data da definire la riscossione di tributi.

Monti non aveva dimostrato di avere grosse capacità in campo economico e tributario, aveva agito ne più ne meno di Amato e tutti gli altri che lo avevano preceduto e seguito.
Prendere i soldi dove ce ne sono di più, tra i ceti meno benestanti si dice perché sono di più di quelli benestanti o più che benestanti. In effetti questa è un'ammissione di di incapacità professionale.
In un momento di crisi non si esclude una categoria, favorendola, e penalizzandone un'altra; in periodi di crisi a tutti si chiede di partecipare al risanamento.

E' un po come la storia della Robin Hood Tax di Tremonti che il linea di principio doveva togliere alle banche per dare agli italiani ed è finita che le Banche hanno ricevuto cospicui finanziamenti dallo stato ed hanno continuato ad succhiare risorse agli italiani dai conti correnti e negando prestiti.

Napolitano, varato il governo Letta, si è di nuovo adagiato sulla comoda poltrona del ruolo istituzionale  monitando di tanto in tanto e dimenticandosi dei veti espressi prima di essere rieletto ed anche delle condizioni poste per potere accettare il secondo mandato sono scomparse.

Questa è l'Italia, un paese che dimentica facilmente e ricade negli stessi errori.

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