sabato 4 maggio 2013
Elezioni politiche
Da subito manca il riconoscimento ufficiale dell'esito reale delle urne.
L'Italia rappresentata in Parlamento che esce dalle urne è la seguente:
SENATO
1° PD con 8.400.161 voti pari al 27,43% e 105 seggi
2° M5S con 7.285.850 voti pari al 23,79% e 54 seggi
3° PdL con 6.829.587 voti pari al 22,30% e 98 seggi
4° SC con 2.797.486 voti pari al 9,13% e 18 seggi
5° Lega Nord con 1.328.555 voti pari al 4,33% e 17 seggi
6° SEL con 912.308 voti pari al 2,97% e 7 seggi
7° megafonoLC con 138.581 voti pari allo 0,45% e 1 seggio
8° Grande sud con 122.100 voti pari allo 0,39% e 1 seggio
per un totale di 27.814.628 votanti
dal sito
Al Senato il PD riceve 8.400.161 il 27,43%
ma il secondo partito per preferenze è il MoVimento 5 stelle con 7.285.850 pari al 23,79%
invece tutti sostengono che la seconda forza sia il PdL che invece ottiene dalle urne 6.829.587 pari al 22,30%.
E' evidente da questi dati che la legge elettorale perpetra una grande ingiustizia pone un forte sbarramento per accedere all'assegnazione dei seggi per i partiti che non si coalizzano ma premia le componenti politiche coalizzate, per chi non si coalizza lo sbarramento è alto invece chi si coalizza anche con lo 0,39% 122.000 voti in tutta Italia riesce ad aggiudicarsi un seggio il Senato.
CAMERA
1° M5S con 8.689.458 voti pari al 25,55% e 108 seggi
2° PD con 8.644.523 voti pari al 25,42% e 292 seggi
3° PdL con 7.332.972 voti pari al 21,56% e 97 seggi
4° SC con 2.824.065 voti pari al 8,30% e 37 seggi
5° Lega Nord con 1.390.014 voti pari al 4,08% e 18 seggi
6° SEL con 1.089.409 voti pari al 3,20% e 37 seggi
7° FdI con 665.830 voti pari al 1,95% e 9 seggi
8° UdC con 608.210 voti pari al 1,78% e 8 seggi
9° CD con 167.072 voti pari al 0,49% e 6 seggi
10°SVP con 146.804 voti pari al 0,43% e 5 seggi
La legge elettorale regala alla coalizione di maggioranza più di 80 seggi al secondo partito solo perché la coalizione ha ottenuto il 29,55% dei voti la seconda coalizione ottiene il 29,18% il primo partito senza coalizione con il 25,55% risulta essere la terza forza elettorale. Ma in realtà la sua forza se fosse in vigore una legge che assegna ad ogni partito ciò che riceve dagli elettori senza artifici per premiare i perdenti avrebbe vinto alla Camera il MoVimento 5 stelle ed al Senato il PD.
In ogni caso PdL Lega IdV perdono grosse fette di consenso.
Pdl che partiva sfavorito in realtà ha recuperato molto, anche se io non do credito a sondaggi di opinione perché non sono il dato legittimo che resta solo quello scrutinato dalle urne.
Lega e IdV restano vittime delle loro azioni.
Lega coinvolta in un vorticoso susseguirsi di scandali e ruberie interne in varie regioni fino a sfociare negli scandali di casa Bossi ed il coinvolgimento del tesoriere del partito.
IdV talmente fragile da schiantarsi contro un'indagine giornalistica di Report Rai 3 che trattava le proprietà di Antonio Di Pietro ed a seguire scandali anche di uomini di partito a livello regionale di dubbia correttezza.
IdV poco prima delle elezioni si era scissa con Donadi che per ragioni di sopravvivenza sugli scranni del Parlamento abbandona Di Pietro e si allea con Centro Democratico di Bruno Tabacci, lui resta probabilmente in Parlamento avendo ottenuto 6 seggi alla Camera.
Bersani sostiene pubblicamente di essere il primo partito, usando una sua metafora: abbiamo vinto ma non siamo vincitori.
La verità è che non ha vinto il PD, ha vinto una coalizione in virtù degli 'aiuti' della legge elettorale altrimenti avrebbe potuto dire solo di avere vinto al Senato con un distacco dal secondo di oltre 1.000.000 di voti.
Se non ci fosse questa legge elettorale e seggi e voti fossero assegnati senza 'aiuti ai deboli' così come escono dalle urne il Parlamento sarebbe composto con una distribuzione differente delle forze.
Si usa sostenere da chi si avventura in questo argomento che la legge elettorale è stata varata per garantire la 'governabilità' ma è evidente che se questo era l'intento il legislatore ha fallito alla grande.
La verità è che il legislatore, la casta politica, con questa legge ha immaginato di inserire tra la competizione elettorale ed i cittadini votanti degli scudi di protezione infatti anche se una forza ottiene pochi voti grazie alla furbata della coalizione la legge la premia.
Quindi le competizioni elettorali indette e regolate da questa legge premiano i deboli ma più furbi e non la volontà espressa dagli italiani con l'istituto democratico del voto di preferenza.
Sotto questo profilo ci sarebbero da sollevate alcune eccezioni id incostituzionalità ma la Consulta tace anzi approva la legge dunque non è più chiaro se la nostra carta magna sia la nostra garanzia di eguaglianza o se i poteri istituzionali si siano cartellizzati per crearsi degli scudi di difesa dalla volontà degli elettori.
E' chiaro che questo nell'era Berlusconiana assumeva un significato limpido: proteggersi dal normale funzionamento della giustizia per evitare sanzioni.
Oggi che il decorso della influenza berlusconiana sta volgendo alla sua fine il comportamento delle istituzioni risulta meno chiaro.
Da osservatori esterni ai meccanismi istituzionali ci pare di osservare un distaccamento tra eletti ed elettori.
La causa dei disagi degli elettori è determinata anche da incapacità oggettive degli eletti ma gli elettori paradossalmente non hanno influenza nella gestione degli eletti nonostante la Costituzione preveda che la sovranità spetta al popolo che la esercita nei modi previsti dalla Costituzione, cioè attraverso il voto.
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