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lunedì 26 maggio 2014

26 febbraio 2014
Parte il I° governo Renzi, o III° governo Napolitano

Della partenza del primo governo Renzi si ricorderà il passaggio più importante, non il suo discorso, non i punti del suo programma di governo ma l'attimo in cui Enrico Letta va a salutare Pierluigi Bersani ritornato in aula dopo la convalescenza delle settimane precedenti.

Il gelo tra Letta e Renzi ma sopratutto il gelo tra Renzi e Bersani sono indice di un clima apparentemente interno al PD ma diffuso più ampiamente a tutto lo spettro compreso tra Montecitorio e Quirinale.

La prevaricazione a gamba tesa del Quirinale verso Montecitorio è chiara ormai da tempo ma Montecitorio non è vittima ma complice, perché permette per la propria incapacità oggettiva a governare al Quirinale di sostituirsi alla politica.

Il soccorso del Quirinale può essere tollerato sporadicamente in casi di assoluta emergenza, ma ora siamo al terzo intervento consecutivo e questo non sembra certo un momento di emergenza, o almeno non sembra giustificato definirlo di emergenza perché di governi ce ne sono stati quindi gli organi istituzionali atti a svolgere la funzione di governo non sono mancati.

Manca invece l'adeguatezza degli uomini politici alle attitudini gestionali necessarie per fare funzionare ogni settore operativo dello stato.

Il vizio nasce dalla selezione di questi uomini e dalle regole che disciplinano questa selezione.

Inoltre un elemento non trascurabile che si sostituisce spesso o sempre ai sani criteri di scelta è l'arricchimento personale dei singoli uomini politici.

Il vero scopo delle persone che mirano a diventare prima politici (meglio se parlamentari) poi magari ministri è di assicurarsi tutti i vantaggi economici diretti ed indiretti che derivano dalle cariche istituzionali e politiche.

La ricerca spasmodica della ricchezza materiale ha oscurato nell'operato dei politici il vero scopo per cui sono stati immaginati i partiti politici dopo la seconda guerra mondiale dagli uomini che hanno individuato nella forma della Repubblica Democratica il giusto compromesso per portare la nazione dalla rovina della guerra alla prosperità diffusa.

Da un'utopia imperialista inseguita dai signori della guerra si è passati ad un'altra utopia quella della conquista della democrazia nel senso italiano del termine.

I assaggi istituzionali per legittimare la democrazia furono compiuti e bene, ma solo inizialmente, dopo, con la creazione dei partiti politici e l'inseguimento delle ideologie si è continuato a coltivare modelli di contrapposizione ideologica che spesso però era uno scontrarsi allo stesso modo e le scelte di campo erano solo per simpatia ad uomini o a categorie di pensiero, tanto che anche dentro uno stesso partito nacquero correnti di pensiero autonome.

Ma mentre agli albori della repubblica democratica si affermava la diffusione del diritto di scelta per tutti, inizialmente riconosciuta solo ad una élite, dopo cinquant'anni si è giunti ad una fuga della politica dalla legittimazione di rappresentanza ottenuta con le preferenze degli elettori, il passaggio intermedio qualche decennio precedente era stato caratterizzato dalla massiccia disaffezione degli elettori alle attività della politica e si è concretizzata da un calo vertiginoso e costante del numero di elettori che esercitano il proprio diritto id scelta.

In sostanza la politica sta progressivamente allontanandosi dalla sua ragion d'essere iniziale, chi ha immaginato il sistema dei partiti politici ha pensato che questo soggetti dovessero in forma collettiva e rappresentativa di una più vasta comunità assolvere alla soluzione dei fabbisogni esistenziali degli italiani.


Ma nel tempo, complice la notevole facilità, la politica è diventata ingorda, di soldi e di opportunità che non attenevano all'etica alla moralità ed al mandato per cui era stata pensata.

Ovviamente tutto il tessuto produttivo economico e organizzativo è cresciuto con distorsioni anche normative per potere consentire queste disarmonie gestionali.

Renzi arriva oggi in uno scenario da campo post bellico, trova vaste aree devastate ed intere categorie di popolazione non più in grado di essere produttive in maniera autonoma.

Renzi trova oggi uno stato ingordo che succhia eccessivamente risorse economiche dalle famiglie e dalle categorie meno agiate, e lascia indisturbati tutti coloro che vivono agiatamente nelle categorie alte della società.

Renzi fino ad oggi ha fatto bei discorsi di parole, vedremo se queste parole erano solo l'annuncio di fatti conseguenti oppure se solo propaganda elettorale per preparare la sua futura candidatura nuovamente a presidente del consiglio.

Per diventare il presidente del governo Renzi II° però è obbligato a realizzare ciò che è in grado di realizzare, per gli italiani e non per la massoneria per suo padre per il padre di qualche sua ministra o per qualche cooperativa.

Renzi con il suo lesto colpo di mano si è aggiudicato tempo utile prima di arrivare alle prossime elezioni per farsi propaganda con le azioni che vorrà realizzare, questo è un enorme vantaggio rispetto a tutti gli altri aspiranti che non hanno avuto al stessa faccia tosta, non si stratta di ambizione Renzi ha messo i piedi in testa ai suoi capi partito e meraviglia ancora come tutta questa manovra sia stata possibile nel PD da dentro senza che abbia incontrato una seria opposizione, dunque il PD non ha alcun alibi valido, saranno ricordati come i fautori della loro disgrazia.

Certo Renzi si è appropriato con arroganza questo vantaggio, patrocinato dal Quirinale che ha avallato e appoggiato il pupillo.

Ma sul fronte Quirinale ci sarebbe molto da disquisire, a cominciare dallo stato di lucidità mentale di Giorgio Napolitano visto che ormai dopo il monito per potere uscire dall'anonimato ha scoperto una nuova forma di monarchia mascherata da democrazia parlamentare.

Napolitano ha capito che anche se non è il presidente del consiglio dei ministri (carica che non ha mani ricoperto formalmente in vita sua) può esserlo se la politica non è abbastanza forte ed organizzata.

Napolitano ha eletto gli ultimi tre governi, cioè con un solo voto favorevole quello di Napolitano ci siamo meritatati Monti Letta e Renzi.

La politica, preoccupatissima di perdere tutte le provvidenze monetarie si guarda bene da accusare Napolitano di eccesso di esercizio della funzione istituzionale, e si guarda bene da gridare alla crisi o di richiedere elezioni immediate, l'onda anomala agitata dal soffio di un Grillo ha preoccupato seriamente le istituzioni e non perché Grillo dice Vaffanculo o perché usa un linguaggio diretto che a volte sembra delirante ma perché attraverso Grillo si sono generate nuove forme di politica attiva che con poca organizzazione ma tanta volontà e tenacia riesce non ad intercettare soltanto il dissenso ma riesce attraverso un linguaggio universale a mettere in conversazione tutti gli italiani che poi votano e riescono in un sol colpo a portarlo al di sopra di tutti gli altri partiti politici tradizionali.

La politica partitica cristallizzata nelle istituzioni per ora si è difesa perché per ora hanno una legge che gli consente di proteggersi attraverso le convivenze di sussistenza forzate (le coalizioni) non avessero queste protezioni M5S sarebbe già da un anno il maggior partito politico italiano e forse avremmo in atto i primi segni di ripresa del Paese.

Gli ultimi due governi, creati da Napolitano, sono nati e morti per mano sua. Del governo Monti infatti non si è registrata una sfiducia con conseguente crisi di governo così come per Letta.

Eppure né Berlusconi né altri soggetti politici usi a urlare elezioni anticipate ad ogni starnuto oggi le chiedono.

Inoltre nessuno parla più di inciuci o di voltagabbana o di cambi di bandiera o casacca, eppure nel'ultimo governo Letta abbiamo assistito addirittura alla scissione dei due partiti (cosiddetti di maggioranza) che formavano il governo senza che nessuno, neanche Giorgio Napolitano sentisse la necessità di proclamare una crisi di governo e la convocazione di elezioni anticipate. Nessuno si scandalizza ma il voto degli italiani non è più rispettato, perché chi votò allora PD PdL o Scelta Civica oggi faticherebbe a trovare i nomi che votò allora su una ipotetica lista elettorale oggi.
PD si è scisso ha cambiato in maniera rocambolesca e forse tragicomica il segretario, il PdL non esiste più per volontà di Berlusconi che ha perso il controllo quando i suoi ministri non gli hanno più ubbidito ed è stato poi costretto a votare la fiducia a Letta contro la sua volontà, per ripicca a sciolto il partito.

Oggi questo PD Forza Italia nuova e Scelta Civica non sono quelli di due anni fa, Scelta Civica è un corpuscolo infinitesimale eppure sta al governo con ministri, nuova Forza Italia e Nuovo Centro Destra non si sono ancora mai presentati ad elezioni quindi formalmente non sono rappresentanti di nessuno, e Renzi non si è ancora mai candidato a elezioni capolista per proporsi come premier.
La politica di Giorgio Napolitano ha sovvertito tutte queste regole e qualcuno ancora vorrebbe sostenere che è tutto regolare.


E' evidente una crisi della politica ed una forte incertezza della politica di essere preferita dagli italiani ormai alla disperazione.

Ma se il punto debole sta nella selezione, atto iniziale di scelta delle persone più adeguate è da aggiungere che è di questi giorni, dopo un letargo di otto anni, il risveglio della Corte Costituzionale che esaminata la legge elettorale in vigore si è accorta che non rispetta alcuni principi fondamentali della Costituzione procedendo con la decadenza di quegli aspetti incostituzionali, esortando la politica a riscrivere quei pezzi di funzionamento della legge rispettando i criteri costituzionali.

La politica continua a fare finta di nulla, anzi, ha tentato in prima battuta di dire che la Corte si si è espressa ma il suo giudizio non è così importante poi all'uscita delle motivazioni hanno indietreggiato un po ma poi hanno scritto bozze di legge che riscrivono quei tratti cancellati dalla Corte allo stesso modo di come erano scritti prima della cancellazione.

E' evidente che la politica è in grave difficoltà, senza aiuti e stampelle non riesce a stare in piedi da sola, ma del resto non è una lacuna di questo ultimo periodo, ha incominciato a vacillare ai tempi delle inchieste sulle tangenti, questo dimostra che senza aiuti sostanziosi ancora da prima non era in grado di restare in piedi da sola.

Dunque se i padri costituenti avevano svolto un ottimo lavoro redigendo la Carta costituzionale, avrebbero dovuto compiere uno sforzo ulteriore per disciplinare bene i partiti e la politica.

E' questo che oggi manca all'Italia, una disciplina chiara e autorevole che sia rispettata da tutti, manca una scissione netta tra compiti che la politica deve assolvere e tornaconti economici, e manca un sistema sanzionatorio ferreo per chiunque utilizzi la politica per vantaggi personali di ogni tipo.

Oggi la politica è diventata una via privilegiata strettissima all'imbocco e poi sempre più ampia per i pochi fortunati che riescono a passare.
La politica non è più, o forse non lo è mai stata, il mezzo con cui ottenere efficienza e uguaglianza di dignità.