Tante le vicende susseguitesi nello spazio di un anno.
Le più rilevanti il 40% (insperato) delle preferenze ottenute alle elezioni europee dal PD di Renzi utile al premier per specularci a livello nazionale.
Il clamoroso annuncio quasi a fine anno di Giorgio Napolitano di avere intenzione di dimettersi dalla carica di Presidente della Repubblica ma senza fissare una data certa.
In mezzo una serie di vicende squallide che squalificano senza appello la classe politica italiana.
Ruberie di bassa lega o di basso PdL o di basso PD.
Non si salva nessuno.
Tutte le grandi opere portano in se tracce se non veri e propri sistemi corruttivi o concussivi, è dalla notte delle tangenti che siamo ormai certi che nei decreti grandi opere sono previsti ampi territori adibiti alle foraggerie criminali; in pratica in Italia lo Stato prevede di finanziare principalmente il sistema criminale con risorse pubbliche (criminalità organizzata e politica organizzata) e non troviamo neanche in seconda posizione il bene comune, cioè l'utilità civile e sociale delle opere stesse perché vengono realizzate male, quando vengono realizzate, e non saranno assolutamente gestite. Mentre l'enorme flusso di denaro pubblico è sempre certo che finirà (si sa già dall'inizio, in fase previsionale, molto prima della spesa) nelle tasche degli attori del malaffare.
Le conferme provengono da più fronti sia che a cercare i dati sia una testata giornalistica una trasmissione televisiva d'inchiesta o approfondimenti giudiziari scaturiti da frizioni tra gruppi in ballo per spartirsi i proventi pubblici illecitamente.
Alla fine il progetto MOSE, EXPO 2015 (che dovrebbe inaugurarsi a maggio prossimo (2015)), ma non solo queste grandi opere come la quasi ormai dimenticata TAV, ma anche per cause naturali si evidenziano indirettamente le corruttele, il caso delle alluvioni autunnali ad esempio in Ligura Toscana Emilia Veneto Lazio, per finire in questi giorni al colpo di genio del solito Pignatone oggi procuratore a Roma con la sua ultima indagine Mafia Capitale che porta alla luce una situazione suggestiva attiva a Roma nell'era in cui Alemanno era sindaco ma che risale anche ai tempi precedenti la sindacatura Alemanno, una commistione di malaffare che investe Alemanno come apice politico di livello nazionale e arriva a coinvolgere in basso soggetti più infimi fino a tutta un'ala borderline tra destra fascista e criminali ex banda della magliana, testaccini, e sopratutto quello che non si dice coperture di buon livello anche dei apparati dei servizi e comunque un ambiente trasversale che ingloba gente del Pd e di altre formazioni politiche. Un gruppo del malaffare che ha messo in ginocchio la capitale economicamente.
Roma come metafora dell'intera Italia.
Su scala nazionale la politica italiana ha agito allo stesso modo assorbendo tutta la finanza pubblica e drenando anche i fondi destinati al funzionamento ed alla civiltà sociale dei servizi finanche quelli di primaria importanza.
Oggi leggiamo sui quotidiani una imbarazzante situazione tutta italiana, Galan Giancarlo Galan ex Governatore del veneto ed oggi presidente di una commissione parlamentare, quella che si occupa della cultura, si trova alle ristrettezze domiciliari a causa del suo coinvolgimento nell'inchiesta condotta sulla gestione del progetto MOSE legato al controllo dell'alta marea nella laguna di Venezia, un progetto mostruoso i cui effetti forse negativi li vedremo a progetto terminato; é stato sospettato di avere intascato mazzette annuali di 1.000.000 di euro, lui non ha atteso di essere giudicato nei tempi processuali ma si è avvalso della possibilità di patteggiare la pena per usufruire degli sconti, ma dobbiamo soffermarci necessariamente al tecnicismo contenuto in questo passaggio, non di poco conto;
se si patteggia la pena è necessario ammettere la colpa prima, dunque Galan prima di patteggiare la pena ha ammesso di essere colpevole di quanto sospettato dal tribunale, per altro il Parlamento aveva autorizzato i magistrati a procedere contro Galan, dunque nessun ostacolo questa volta da parte della politica alla magistratura;
Fin qui sembra abbastanza consequenziale la vicenda, ma l'intoppo giunge quando l'apparato burocratico deve prendere atto della gravità dei fatti evidenziati ed ammessi; se Galan ammette di avere rubato, per un fatto etico prima ancora che ontologico o legale deve essere estromesso d'ufficio da ogni carica istituzionale pubblica, sarebbe addirittura auspicabile l'interdizione perpetua da qualsiasi tipo di gestione pubblica; invece i politici che dovrebbero fare funzionare in questo modo la burocrazia fingono di non averne i poteri o di non averne le prerogative istituzionali individuando in altri le funzioni adeguate per agire ma senza coinvolgere questi preposti.
E' la forma più grave di auto protezionismo che la politica attua con una sfacciata finta purezza, quando lo afferma lo fa con la faccia di chi sta dalla parte dei giusti fingendo di dare garanzia agli italiani onesti che li ascoltano di stare operando al meglio a tutela dei loro diritti.
Infatti i quotidiani riportano le stucchevoli dichiarazioni delle alte cariche dello stato che con pilatesche affermazioni credono di agire correttamente in effetti dimostrano solo una sostanziosa faccia di bronzo.
Galan agli arresti, urge una norma che stabilisca per tutti coloro che son in stato di detenzione la sospensione immediata da ogni incarico pubblico, specie se l'incarico comporta decisioni di gestione di natura economica attraverso distribuzione di risorse pubbliche.
In subordine i giudici devono stabilire sempre per norma che urge scriverla, in fase di condanna rapida o nel normale corso che l'interdizione perpetua è una misura obbligatoria nei casi di malaffare, appropriazione indebita, distrazione di fondi pubblici, concussione, favori economici a gruppi di affari che abbiano come scopo o come fonte di approvvigionamento denaro pubblico destinato apparentemente a realizzare servizi ed opere di utilità pubblica.
Comunque attendiamo fiduciosi, prima che finisca questo 2014, l'annuncio pubblico ufficiale del capo dello Stato delle sue imminenti dimissioni.
Attendiamo anche una maturità insperata della categoria politica, ma già questa è di più difficile concretizzazione, che non replichi lo schifoso teatrino già visto qualche mese fa quando seppe soltanto rieleggere Napolitano.
Urge un cambio di direzione netto e marcato, urge ritrovare la via della ricostruzione etica e sociale di questa Italia vittima di una guerra virtuale ma concretamente ridotta in macerie.
Sono in macerie l'economia, la produzione artigianale e industriale, il lavoro, il commercio, i servizi pubblici, la sanità pubblica, le istituzioni di prossimità quelle a più diretto intervento specifico sulle necessità concrete, addirittura a seguito di tutto questo disastro esteso anche l'esercizio sociale delle banche è in seria difficoltà.
Per contro le istituzioni e la politica non si preoccupano di trovare rimedi efficaci a questo cumulo di macerie degno dell'esito di un conflitto bellico, si preoccupano di barricarsi nelle istituzioni, modificando statuti e norme per eleggersi e rieleggersi tra di loro possibilmente senza più il consenso degli elettori; assistiamo così che invece di realizzare l'annunciata soppressione delle province, si agisce spostando il presidente della finta soppressa provincia a capo del consiglio regionale, il posto vacante della finta soppressa provincia siede il primo cittadino del capoluogo di provincia eletto per ricoprire questa carica da un ristretto gruppo composto da sindaci dei comuni della provincia senza i clamori della pubblicità mediatica senza manifesti elettorali o comizi senza l'occhio curioso dei cittadini sovrani, forse è un test per fare tastare il polso della sensibilità del popolo sovrano e la sua reazione all'usurpazione di sovranità, se non si osservano clamori e reazioni la politica può procedere senza indugio a sopprimere la sovranità degli italiani anche per la pratica elettorale del libero voto.
Avverrà probabilmente così anche con la finta soppressione del Senato nel quale una volta fintamente soppresso siederanno consiglieri regionali comunali provinciali e qualche politico ex senatore/ice e qualche ex parlamentare trombato in precedenza dagli italiani, insomma si va spediti verso una nuova forma monarchica, tramandata sempre il linea di sangue per lo più ma non per alto lignaggio aristocratico-religioso questa volta la monarchia sarà composta da legami di soldi ed interessi di malaffare diffuso, oltre che saccheggio e distruzione delle risorse naturali disponibili.
Insomma uno scenario politico pietoso e nauseabondo apocalittico che celebra lo stato avanzato di decomposizione del corpo politico istituzionale italiano e la definitiva uccisione della democrazia e della libertà.
Qualcuno semplificando dice: la democrazia è morta.
In effetti osservando questo scenario ci accorgiamo che la vera democrazia in realtà non è mai giunta ad essere pienamente compiuta, abbiamo creduto che lo fosse per quel tratto apparente in superficie che ci ha ingannati e persuasi che fosse democrazia, ma era un comodo compromesso a volte accettabile a volte dubbio.
Ogni tanto ci si chiede anche quando arriverà il momento di ribellarsi in qualche forma incisiva contro questo modo apparente di normalità che nasconde reali ingiustizie e disparità di dignità individuale contro ogni principio costituzionale.
Alcuni spiegano questa progressiva deriva di valori e di capacità come un piano di contrapposizione tra due fazioni in ambiente massonico internazionale, una specie di super regia occulta sovranazionale che decide ed agisce al di fuori da ogni convenzione e patto intergovernativo, a contrapporsi sarebbero due visioni opposte del mondo e del sistema organizzativo per gestirlo o dominarlo, alcuni scenari descritti ricomponendoli sotto questa speciale lente di osservazione in effetti acquistano una consistenza logica condivisibile.
Certo ad allargare troppo il campo di vedute su scenari troppo ampi porta in se un aumento di poca credibilità o dimostrazione autentica di quanto si afferma. Difficile riscontrare che quanto si cerca di legare con una logica empirica e poco dimostrabile possa in effetti non essere solo un elencazione di fatti già avvenuti magari realmente non legati tra loro che congiunti con spiegazioni suggestive assumono somiglianza a realtà.
E' un po la difficoltà che si ha a voler credere spesso alle rivelazioni di pentiti di mafia quando raccontano di intrecci tra criminalità e istituzioni o alte sfere della finanza, affreschi suggestivi apparentemente realistici ma che non hanno la sufficiente dose di autenticità e dimostrabilità senza alcun tema di smentita per assumere carattere di verità accertata.
il punto però resta sempre lo stesso: massoni, criminali, banchieri, finanzieri, lobbisti ecc per quanto tanti ed influenti o per l'alto tasso di azione o per l'alta capacità di influenza o di convincimento sono sempre in numero inferiore alla quantità numerica del popolo sovrano, dunque sarebbe il caso che il popolo sovrano riprendesse ad essere parte attiva in questa fase perché rischia di continuare a finanziare il suo stesso aguzzino.
Bisogna, anzi è assolutamente necessario che tutto il popolo sovrano agisca e si disponga in atteggiamento di preminenza sovrana, esautoriti la politica i partiti e i 'potentati' dall'assumere decisioni in suo nome senza informarli e stabilisca che nella libera e democratica Italia il popolo è sovrano e farà rispettare democraticamente il proprio diritto ad esercitare la sovranità, si troverà il modo di togliere a chiunque non voglia accettare questo esercizio di democrazia in perpetuo qualsiasi ulteriore possibilità di nascondere dietro l'esercizio del mandato fiduciario ricevuto dal popolo sovrano se questo non è stato espressamente deciso dal popolo sovrano e sancito con atti formali riconosciuto dal popolo sovrano.
Non so se sarà mai possibile
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